La CGIL usa i voucher che vorrebbe abolire? Sì, lo dice il Segretario dei pensionati dell’Emilia Romagna



Da qualche giorno sui principali giornali nazionali circola una notizia che ha a che fare con i voucher e la CGIL. Il più grande sindacato italiano ha infatti proposto tre quesiti referendari che vorrebbero abrogare una parte della riforma del lavoro approvata dal governo Renzi nel 2014, il cosiddetto “Jobs Act”: il secondo quesito ha lo scopo di eliminare il lavoro accessorio, quello che viene pagato con i cosiddetti “voucher”. A Bologna lo Spi, il sindacato CGIL pensionati, ha però ammesso di usarli per pagare alcuni dei propri attivisti.

Dall’inizio, in breve
Lo scopo del voucher è permettere la remunerazione legale di “mini-lavori”: dalle ripetizioni scolastiche alle pulizie, passando per i lavori agricoli stagionali e quelli nel settore turistico. I voucher vengono acquistati dal datore di lavoro (si possono comprare anche in tabaccheria) che poi li consegna al lavoratore. Oggi il taglio più piccolo vale 10 euro e corrisponde a un compenso netto per il lavoratore di 7,5 euro. Il resto viene incassato dall’INAIL e dall’INPS, che in cambio forniscono una copertura contributiva e assicurativa.

Nel corso degli anni la possibilità di utilizzare i voucher è stata costantemente ampliata. Inizialmente erano uno strumento circoscritto a pochi settori e poche categorie di lavoratori, come disoccupati da oltre un anno, pensionati e studenti; oggi possono essere utilizzati da molte più persone e in quasi tutti i settori lavorativi. Uno dei momenti più importanti nella “liberalizzazione” è stato il Jobs Act del governo Renzi che è intervenuto sui voucher alzando da 5 a 7mila euro netti la cifra massima che è possibile guadagnare tramite voucher in un anno. Durante il governo Renzi il ricorso ai voucher ha avuto un incremento rapidissimo, passando dai 24 milioni venduti nel corso del 2013 ai 121,5 nei primi dieci mesi del 2016.

Secondo i critici, i voucher si prestano a diverse forme di abuso. Una delle più evidenti consiste nell’utilizzare il voucher per “mascherare” un lavoratore in nero. Per altri, al di là delle irregolarità che possono essere commesse nel loro utilizzo, il voucher favorisce l’avanzata del precariato. Secondo il governo, e secondo alcuni esperti, i voucher hanno invece favorito l’emersione del lavoro nero.


Il referendum della CGIL contro i voucher

Il prossimo 11 gennaio la Corte Costituzionale esaminerà l’ammissibilità di tre quesiti referendari che vorrebbero abrogare una parte del “Jobs Act”. Il referendum è stato promosso dalla CGIL, il più grande sindacato italiano – anche se la maggioranza dei suoi iscritti sono pensionati – che ha raccolto tre milioni di firme. Il primo quesito chiede di eliminare le norme che prevedono un indennizzo economico per i lavoratori licenziati senza giusta causa, al posto dell’obbligo di reintegro. L’ultimo riguarda l’estensione della “responsabilità solidale” a tutti i lavoratori delle aziende coinvolte in un appalto, anche se forniscono servizi esternalizzati e quindi non compaiono direttamente nella catena di appalti e subappalti. Il secondo quesito ha lo scopo di eliminare il lavoro accessorio, cioè pagato con i cosiddetti “voucher”.



Nelle ultime settimane Susanna Camusso, segretaria della CGIL, è stata molto critica verso l’uso dei voucher. Li ha paragonati ai “pizzini”, cioè i biglietti di carta con cui il boss mafioso comunica con la famiglia e il resto del clan, e in una recente intervista a Repubblica ha detto che il sistema di cui fanno parte offende «la dignità delle persone» e «crea un precariato ancora più insopportabile di quello che si doveva eliminare». Nella stessa intervista Camusso spiega anche che un lavoro occasionale può essere retribuito «con tutte le forme di part time già previste: con il lavoro interinale o a somministrazione».

La CGIL e i voucher
Qualche giorno fa il Corriere di Bologna ha pubblicato un articolo in cui si dice che lo Spi, il sindacato CGIL pensionati, usa i voucher per pagare alcuni dei propri attivisti. Il segretario regionale dell’Emilia Romagna, Bruno Pizzica, ha confermato e ha spiegato che se ne fa uso, ma solo per pensionati che non potrebbero essere pagati in altro modo. Il caso riguarderebbe 50 persone che prestano servizio presso le sedi del sindacato meno di tre giorni a settimana.

Pizzica ha detto
:

«Siamo per l’abolizione dei voucher, non dissentiamo dalla CGIL ma non potevano certo ricorrere a prestazioni in nero. E abbiamo usato l’unico strumento per non farlo»

Al Fatto Quotidiano Pizzica ha spiegato:

«Non posso usare dei contratti per chi lavora due o tre ore a settimana, oppure poche ore una volta all’anno per la distribuzione delle tessere»

E ancora:

«Con la legislazione attuale è l’unico modo che abbiamo per evitare pagamenti in nero e siccome il nero non lo facciamo, allora usiamo i voucher (…) Questo strumento dei voucher, che era nato per situazioni come la nostra, è diventato uno degli strumenti principali del mercato del lavoro: vedi il caso dei lavoratori pagati con questo strumento per sostituire dei dipendenti in sciopero. Se ne è fatto un uso improprio e per questo ora se ne chiede l’abolizione. Ma se venissero aboliti bisognerà trovare una nuova norma che regoli meglio il lavoro occasionale. Perché il lavoro occasionale esiste»

Pizzica ha anche detto che era stata una circolare dello Spi nazionale, concordata con la struttura nazionale della CGIL ad autorizzare l’utilizzo dei voucher un anno fa:

«La disposizione prevede che l’utilizzo fosse limitato solo ai pensionati che svolgono attività di poche ore al mese. Per intenderci: se lei venisse anche solo due giorni a settimana, ma tutte le settimane, nelle nostre sedi a dare una mano, io le farei un contratto. Secondo la circolare, non potrei utilizzare i voucher. Chi lavora in maniera continuativa nello Spi Cgil ha un contratto»

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